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VIPER - LSD- KILLER MACHINE

 
Sono le ore nove e mezza, quando insieme ad Alessandro Marchi arriviamo allo Skylab Studios di Terni, che questa sera mette a disposizione la sala concerti per ospitare i tre gruppi che si esibiranno sul palco. Nella sala lo staff è ancora preso dai preparativi, così ne approfittiamo per fare alcune domande alle band ed alcune foto al locale ed alla scenografia. Sul palco si avvicendano, intanto, i vari membri delle band, che come di rito eseguono il sound-check degli strumenti e della voce. Sono le ore undici circa quando salgono sul palco le coloratissime Viper, band totalmente al femminile, che noi di Bandstribe abbiamo già avuto il piacere di seguire dal vivo altre volte: iniziano le danze con “Golden Hearted Glamster”, ormai uno dei classici della band, accattivante e diretta quanto basta. Il concerto prosegue tra un susseguirsi di brani propri e cover, che le rockers propongono in maniera efficace e coinvolgente: tra le mie preferite, “Fed Up”, “Hard Days’ Night” (dei Beatles), “Hammer To Fall” (dei Queen) e “Fast & Curious”, tutte ottimamente eseguite. Una particolare lode positiva va alla cantante Kitty X, che tra un brano e l’altro ha saputo intrattenere il pubblico con battute di spirito e scherzi molto simpatici. Dopo un’ora di Hard Rock tutto pepe, è invece la volta dei Light Silent Death, che propongono un sound decisamente più pesante e cupo, all’insegna di un Death melodico dalle influenze tipicamente svedish: i ragazzi stasera propongono tre brani tratti dal loro demo del 2008 “Twenty Years… Of Obscuration”, più due nuovi ed una cover di un classico degli In Flames, ossia “Episode 666”. I brani vengono eseguiti alla perfezione e con grande trasporto da parte di tutta la band, che tuttavia viene penalizzata da una scelta dei suoni non adeguata da parte dei fonici, anche se la resa sul pubblico rimane comunque buona: il mio brano preferito della serata è “Obscuration”, molto evocativo e carico di significato. Sono le una passate, quando, dopo il cambio di palco, inizia quindi la performance degli head-liner della serata: loro sono i Killer Machine e propongono esclusivamente cover dei Judas Priest; il repertorio della band è molto vasto e questa sera intrattengono il pubblico quasi per due ore, rendendo tributo alla vastissima discografia dei metallers inglesi.  “The Hellion-Electric Eye” scandisce l’inizio della lunga colata di metallo, che accompagna brano dopo brano l’elettrizante esibizione dei Killer Machine. Ottima la performance di tutti i membri della band, soprattutto quella del cantante Federico e del chitarrista Gianni; suggestivi anche l’abbigliamento, molto calzante con l’immaginario Heavy della band (mancava solo la moto di Halford sul palco) e la sceneggiatura, con tanto di mega-candelabro a forma di simbolo dei Judas Priest in alluminio.  L’apice sonoro, a mio avviso, viene raggiunto dai brani “Hell Patrol”, “British Steel”, “Painkiller” e “Freewheel Burning”, tutti fedelissimi alle versioni originali ed eseguti con grande impegno e dedizione da parte dei membri della band, che trasmettono attraverso i propri strumenti una vera passione per i Judas: armonici sostenuti con la leva, acuti ed assoli velocissimi si susseguono uno dopo l’altro, mandando in visibilio il pubblico, che poga spesso durante i brani; ancora una volta, purtroppo, devo tuttavia sottolineare la scarsa qualita' dei suoni, troppo caotici e poco curati. La band viene poi salutata con grande calore da parte del pubblico ed i componenti dei Killer Machine si soffermano per diversi minuti a ricevere strette di mano ed a scherzare coi fans. Sono ormai le tre e un quarto, quando mi preparo a lasciare lo Skylab, salutando le band e ringraziandole per la cortesia dimostrata nei confronti della webzine (disponibilissimi sia Marco dei Light Silent Death, che Kery delle Viper). In conclusione, perciò, ringrazio Alessandro Marchi, che mi ha accompagnato durante questa serata e che ha fatto un ottimo lavoro dietro la fotocamera e saluto tutti i lettori di Bandstribe!


Enrico Scarpettella

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