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Discordant Hemispheres Intervista BandsTribe

BT) Quali sono le origini della band?

DH) La band nasce dall’amicizia tra Andrea Manno (Bassista) e Marco Patarca (Voce), già attivi all’interno degli Ilios, per poter esprimere al meglio la loro visione musicale. In seguito vengono chiamati Andrea Scarinci (Chitarra) e Riccardo Cafini (Tastiere e Synth). Per la ricerca del batterista si sono susseguiti innumerevoli provini mai andati a buon fine, non trovando mai qualcuno all’altezza del progetto o che volesse metterci il nostro stesso impegno, perciò si è scelto di puntare in alto assumendo dei session drummer, uno diverso per ogni singolo, così da comporre un mosaico (speriamo) di altissima fattura in vista dell’album.

BT) Come mai la scelta di questo nome?

DH) Il nome è strettamente legato al fatto di non avere una direzione musicale precisa e dal fatto che ognuno di noi la pensa differentemente. Dai qui la parola Discordant. Hemispheres indica gli emisferi cerebrali in quanto scientificamente uno l’opposto dell’altro.

BT) Quali tematiche affrontate nei vostri testi?

DH) La maggior parte dei testi, scritti da Patarca, provengono dal suo vissuto e la concezione dei tempi che stiamo vivendo. Fonte di ispirazione sono anche le letture fatte insieme al bassista Manno. Solo un pezzo esula da tutto ciò, ma è un segreto.

BT) Ci sono alcune band in particolare a cui vi siete ispirati?

DH) Tutte quelle del nostro background progressive e non: Dream Theater, Death, Novembre, Between the buried and me, Opeth, e molte altre.

BT) Parlateci dei vostri impegni live

DH) Abbiamo deciso di non intraprendere Live fino al completamento dell’Album che è previsto per questo inverno. Ogni componente si esibirà coi propri progetti paralleli.

BT) Cosa ne pensate di internet come mezzo di diffusione musicale?

DH) Internet ha aperto le porte a qualsiasi tipo di musica e musicista… Forse troppo, visto quello che ci gira e che purtroppo ha molta risonanza a discapito di chi investe intelletto e tempo nel crearla. Soprattutto quello che meno ci piace del web è l’aver abbattuto la barriera tra musicista e ascoltare, che disintegra l’alone di “mistero” dietro l’artista e ti obbliga a dover essere “social” e amichevole all’inizio, anche se magari non è nel tuo carattere. È però innegabile che funzioni e che ormai il mercato giri così, quindi anche noi lo sfruttiamo.

BT) In particolare, quanto ritenete importante la funzione delle webzine e dei magazine come supporto musicale?

DH) A differenza di quanto detto prima, le webzine e le testate a volte tendono a stringere il cerchio, concentrandosi solamente su band dal sicuro successo o almeno mainstream, ed è inoltre innegabile la tendenza delle persone a leggere sempre meno. Però quando capita di entrare in contatto con queste realtà, almeno si può dire di aver imboccato la strada giusta…

BT) Quali sono i progetti futuri e presenti della band?

DH) Ora stiamo tornando in studio (ringraziamo Roberto Mascia Engineering per il lavoro passato e futuro) per continuare nella pubblicazione dei singoli, ognuno con il proprio batterista e copertina. Di alcuni faremo il video. Per fine giugno registreremo l’ultimo brano, di cui vi sveliamo sarà una Suite di circa 20 minuti. Poi raccolto tutto il materiale pubblicheremo il lavoro finale insieme al video del singolo di lancio, sul quale stiamo investendo davvero tanto.

BT) Quali sono le vostre impressioni riguardo alle possibilità che i locali offrono per suonare dal vivo? Ritenete siano carenti o che soddisfino le esigenze delle bands?

DH) Impressioni… I locali, almeno a roma, stanno scomparendo (per il nostro genere ), ne sono rimasti pochi e non sono proprio il meglio per gruppi Underground, anche perché molti dei pochi locali rimasti tendono a far esibire solo band affermate. Non sponsorizzano le serate a dovere e le strumentazioni lasciano a desiderare. Però non sono l’unico problema, dato che loro almeno il locale e la serata la mettono a disposizione. Il problema è soprattutto della gente. Il tutto può essere riassunto così : fa più figo andare a sentire un gruppo sconosciuto finlandese che dare credito a ragazzi della propria città.

BT) C‘è qualche messaggio particolare che volete lasciare in conclusione ai lettori di Bandstribe?

DH) Oltre a quello di darci una possibilità con un ascolto attento, vorrei che si informassero di più a livello nazionale. Ci sono una marea di ragazzi che passano giornate sui propri strumenti, investendo tempo e denaro nella loro passione, ma che spesso vengono annichiliti dalle difficoltà che trovano nel far arrivare la loro musica a chi ascolta, poiché la saturazione del mercato è ormai a tutti evidente. Anche a noi piace ascoltare i grandi classici e andare a “colpo sicuro”, non neghiamolo, ma un po’ di curiosità non ha mai ucciso nessuno.

 

 

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Flavia Antonelli

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